Tourism at the time of Covid-19: Resilience, Communication, Uniqueness

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Il settore turistico ai tempi del COVID-19: Resilienza, Comunicazione, Unicità

Due sono i problemi che al momento affliggono il mercato internazionale del settore turistico: il COVID-19 e la paura del fallimento. Come riuscire a sostenere il peso di quanto sta accadendo?

Il COVID-19 oggi sta sfidando il mondo: la mancanza di un vaccino e la limitata efficacia dei farmaci esistenti, le restrizioni, l’impossibilità di viaggiare e l’ordine di rimanere chiusi in casa, hanno causato una grave perturbazione senza precedenti dell’economia globale.

I divieti di viaggio nazionali e internazionali hanno colpito oltre il 90% della popolazione mondiale. Le restrizioni diffuse sugli incontri pubblici e sulla mobilità della comunità hanno comportato lo stop del turismo sin dagli inizi del 2020, a causa della sua caratteristica di essere un settore particolarmente suscettibile alle misure di contrasto al fenomeno della pandemia.

Nella concitazione frenetica dell’informazione di oggi, non c’è calma o riflessività alcuna e ciò si riversa anche sulle percezioni del pubblico. Era inevitabile che l’effetto mediatico del “terrore” portasse con sé una scia di incertezza e senso di insicurezza in quei settori più sensibili e vulnerabili.

Che cosa, quindi, potrebbe essere operativamente messo in atto per contrastare la crisi di un settore così importante e trainante come il turismo, garantendo al tempo stesso maggiore sicurezza per i turisti di domani? Di cosa possono aver bisogno oggi gli imprenditori turistici?

Essenzialmente fornire ai turisti strumenti operativi, comunicativi, conoscitivi e adeguati al luogo che si intende visitare, non considerando il turista come agente passivo, ma come una persona attiva e partecipe. Sicuramente agli imprenditori del settore non dovranno mancare le capacità di adattamento al mercato attuale, alle esigenze da soddisfare e alle aspettative dei clienti.

La comunicazione reale e trasparente sarà la base sulla quale ricostruire delle solide fondamenta.

Sebbene altamente incerte, le prime proiezioni dell’UNWTO per il 2020 suggeriscono che gli arrivi internazionali potrebbero diminuire del 20-30% rispetto al 2019, che si tradurrebbero in perdite di entrate turistiche di 300-450 miliardi di dollari. Molto più alta è la stima del WTTC (2020), che prevede una perdita fino a 2,1 trilioni di dollari. Sebbene siano già stati attuati programmi fiscali significativi, non è attualmente chiaro come questi gioveranno al settore turistico o se stimoleranno concretamente la domanda turistica.

Quando la crisi sarà completamente terminata ci sarà la necessità urgente non tanto di tornare a fare affari con le stesse modalità alle quali noi tutti eravamo abituati, quanto piuttosto di valutare l’opportunità di riconsiderare una trasformazione del sistema turistico globale più allineata agli SDGs (Obiettivi Mondiali di Sostenibilità).

Le pandemie sono diverse da molti altri disastri o crisi che il turismo ha dovuto affrontare, ma così come accaduto in questi ultimi casi, la fiducia dei consumatori e dell’industria aumenterà o diminuirà in relazione ai rapporti dei media con gli impatti del COVID-19 e agli interventi del governo per rilanciare l’economia.

È chiaro che senza mobilità non ci sarà alcun turismo e di conseguenza la rimozione delle restrizioni su scala globale sarà parte integrante della ripresa del mercato turistico. Man mano che la pandemia diminuirà, il mondo sarà più povero e più diviso. Ci saranno forti pressioni politiche e industriali per riavviare l’economia il più rapidamente possibile e generare occupazione in un periodo di grave recessione economica globale.

La ripresa sarà irregolare, poiché alcuni mercati saranno allineati alle prime fasi del riavvio. Per la maggior parte dei Paesi la ripartenza del turismo avverrà a livello nazionale e probabilmente includerà campagne di promozione del turismo domestico per incoraggiare tutti noi a viaggiare a livello locale e regionale, risanare l’economia e mantenere costante il livello di sicurezza generato dalle misure di contrasto al COVID-19. L’enfasi sul salvataggio di ristoranti locali, sugli spostamenti per riconnettersi ai propri cari, sui viaggi di lavoro essenziali, sui parchi e sul turismo naturalistico in cui è possibile mettere in pratica il distanziamento fisico, sarà al centro del rilancio del turismo nella sua fase iniziale. Il turismo per gli anziani continuerà a essere scoraggiato o limitato a causa della vulnerabilità al virus, mentre il turismo sportivo e i viaggi internazionali saranno limitati fino a quando non sarà sviluppato e ampiamente diffuso un vaccino, fatto che non accadrà prima di 12 – 18 mesi.

La ricerca sulla resilienza ci dice che le linee guida per la trasformazione e il cambiamento sono varie e che, dunque, varie saranno le azioni con cui in alcune località, aziende e comunità cercheranno di trasformare e cambiare il modo in cui condurre il turismo e l’ospitalità. Si parlerà in questo caso di turismo resiliente: un turismo che avrà la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente il proprio modo di essere dinanzi alle difficoltà, di reinventarsi cogliendo le “opportunità offerte”, senza alienare la propria identità.

“Resta a casa oggi. Viaggia domani” è lo slogan dell’UNWTO per supportare gli imprenditori turistici presenti in ogni parte del mondo.

Quale sarà quindi il futuro del mercato turistico? Lo scopo oggi non è competere con i concorrenti, cresciuti a dismisura, ma essere così bravi da saper cogliere le opportunità e sapersi reinventare; così diversi e così unici da rendere i concorrenti assolutamente irrilevanti e riuscire a superare questa fase difficile ma passeggera. Resilienza, comunicazione e unicità: per non arrendersi e durare nel tempo.

By | 2020-06-18T17:23:00+00:00 giugno 2nd, 2020|COVID-19, environment, hotel, News, sustainability|0 Comments